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La prova logica ha altrettanta dignità di quella documentale: il fatto che non vi siano filmati o prove documentali circa la manipolazione delle provette di urina non può significare che essa rimanga solo una congettura, in considerazione del fatto che essa sola spiega in maniera convincente l’anomalia della quantità di DNA riscontrata.

È sul principio di vicinanza della prova che si fonda il provvedimento di archiviazione del Gip di Bolzano con riferimento al procedimento a carico di Alex Schwazer.
Detto principio, trae origine in ambito civilistico, ma deve valere con ancora più vigore 
– scrive il Gip di Bolzano – in ambito penalistico, ove vi sono beni e interessi altrettanto primari e costituzionalmente garantiti: la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento” (art. 24, co. 2, Costituzione).

In particolare, il principio di vicinanza della prova è espressione di un indirizzo consolidato nelle sentenze della Corte di Cassazione Civile degli anni Novanta, ma si afferma con maggiore vigore solo negli anni 2000, prima con la sentenza delle Sezioni Unite n. 13533 del 2001, e poi a partire dal 2005 con le sentenze della Cassazione Civile n. 577 e 582 in tema di responsabilità medica rispettivamente contrattuale ed extracontrattuale.

La giurisprudenza evidenzia come l’onere probatorio gravante, a norma dell’art. 2697 c.c., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l'estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto "fatti negativi", in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude né inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costitutivo. Tuttavia, in tal caso la relativa prova può esser data mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario, od anche

mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo” (Cass. 7.5.2015, n. 9201; Cass. n. 18487/2003; Cass. n. 23229/2004; Cass. n. 5162/2008; Cass., S.U., n. 18046/2010).
È proprio alla luce di detto principio che il Gip di Bolzano 
dispone l’archiviazione del procedimento a carico di Alex Schwazer per non avere commesso il fatto, ritenendo che la manipolazione delle provette rappresenti l’unica spiegazione logica della anomala concentrazione del DNA riscontrato nell’urina dell’atleta.

A cura di Stefania Ghezzi.

Con riferimento alla fattispecie di reato di omesso versamento delle imposte è possibile l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ai sensi dell’art. 131- bis c.p.. In particolare, se l’evasione è contenuta nel limite del 10% della soglia, il giudice non può ancorare la propria decisione al solo importo complessivamente evaso per non riconoscere la particolare tenuità, ma dovrà esaminare gli altri criteri e requisiti richiesti dall’art.131-bis c.p., in special modo la natura isolata o reiterata della condotta illecita posta in essere da parte del contribuente.

A cura della collega Stefania Ghezzi

Data: Giovedì 25 marzo 2021 (I incontro) - Venerdì 16 aprile 2021 (II incontro) - Martedì 25 maggio 2021 (III incontro)

Ora: 14.30 - 18.30

Luogo: Evento Telematco via Zoom

Crediti: Singolo modulo n. 3 crediti in diritto procesuale penale.  Corso intero n. 12 crediti in diritto processuale penale

Costo: gratuito per gli iscritti alla Camera Penale di Monza nell'anno 2021. Per i non iscritti la quota di partecipazione è pari ad € 30,00 (i.v.a. compresa) per ogni singolo modulo; euro 70,00 i.v.a. compresa per il corso completo; il pagamento dovrà essere effettuato a mezzo bonifico bancario sul nuovo conto corrente intestato alla Camera Penale di Monza BANCO BPM IBAN: IT36Q0503420408000000004552, indicando nella causale il proprio nominativo la data  ed il titolo dell’intero corso o del singolo modulo. Copia del bonifico dovrà essere  inoltrata alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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non può presumersi la pericolosità sociale di uno straniero per il solo fatto che egli sia privo in Italia di fissa dimora e di stabile occupazione lavorativa e per ciò dedito alla consumazione di illeciti, essendo del tutto arbitrario ricollegare la pericolosità sociale a detta semplice condizione personale, in assenza di ogni altro elemento concreto di segno contrario

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